TOUR PELLEGRINAGGIO (1) MAGGIO 2011

Voglio chiarire subito che non si tratta di un vero e proprio tour con tanto di monumenti di varia natura, ma di un vero e proprio pellegrinaggio. Inoltre, il tour è stato voluto da un gruppo precostituito di Catania. Per intenderci da un gruppo di pellegrini habitué di santuari europei e non. Ce chi ha già visitato Fatima per 7 volte e chi Lourdes per 4 e tutti sono stati a Medjugorje almeno 3 volte con punte di 15. Accompagnati da una signora espertissima e preparatissima con 3 collaboratori tuttofare che dirige le preghiere, i canti, le Vie Crucis, nonché i tempi delle soste per pranzi, pipi, riposo forzato dell’autista portoghese fino in Francia etc. etc. Ci accompagna anche un bravo Sacerdote della provincia di Catania che tra il sollevato e il rassegnato cede alcune che potrebbero essere sue competenze (tipo guidare il rosario o la Via Crucis) alla signora sopraddetta che nulla fa rimpiangere.
IN PRINCIPIO …..era un alzataccia alle 3 del mattino per arrivare in aeroporto a Catania per il volo della Wind Jet delle 6.10 per Roma. Sosta con ritiro bagagli e nuovo check-in per volo diretto TAP per Lisbona delle 11.50. Saltiamo il pranzo ma non il primo rosario collettivo che dall’aeroporto ci porta ad una visita veloce di Lisbona. Personalmente e la mia terza visita della capitale portoghese. La prima volta insieme a mio fratello e altri tre amicissimi intorno al 1987. Viaggio zaino in spalla e sacco a pelo per campeggi più o meno internazionali tra Spagna e Portogallo. Successivamente nel 2007 ho visitato tutto il Portogallo, ma solo con una sosta pranzo a Fatima. Con piacere e armato di macchina fotografica digitale rivedo e ricordo posti già visitati 4 anni fa. Ci fermiamo al Monastero di Jerònimos (patrimonio dell’umanità), la Torre di Belém e il Padrao do Descobrimentos tutti e due sul Tago e le uniche due cose che ricordo anche dal viaggio del 1984 insieme al tram. Tram che si inerpica verso la Cattedrale contenente la fonte battesimale di S. Antonio da Padova (più correttamente da Lisbona). Affianco la chiesa omonima con cripta reliquario del santo sul luogo della sua casa natale. Qui il nostro Sacerdote approfitta per la sua obbligata messa quotidiana. In serata, affrontiamo 130 km di rosari per arrivare affamati alla cena in hotel a Fatima. Io mi sottraggo sonicchiando sdraiato nella penultima fila del pullman. La testa poggiata sul mio cuscino gonfiabile da viaggio e due tappi isolanti nelle orecchie che attutiscono il rumore del motore ma non l’altoparlante. Cosi sarà per tutta la durata del viaggio. D’altronde l’abbioccamento pullmigno mi assale davvero e inesorabile salendo su un bus. Il nostro hotel e praticamente attaccato allo spiazzale e all’ingresso principale e questo ci aiuta a destreggiarci tra le varie funzioni e i pasti in hotel senza perdere tempo in mezzo. Dopo avere messo a tacere lo stomaco c’è il tempo di mettere a tacere l’anima. Il primo impatto con la grande piazza illuminata e di estrema solennità ma anche di estrema serenità. E’ in corso il rosario alla Cappellina. Presenti centinaia di pellegrini con fiaccola accesa che si perdono nella vastità del piazzale. Io mi seggo lontano, sul sagrato. Stanco per la lunga giornata itinerante osservo la scena e seguo la preghiera. Dopo qualche minuto, tiro fuori il mio rosario profumato all’acqua di rose acquistato, ma mai usato, sul Giordano presso una chiesa ortodossa russa sul sito del battesimo di Gesù. Convinto partecipo per la prima volta al rito e alla successiva fiaccolata.

TOUR PELLEGRINAGGIO (2)

Con solo tre ore di sonno la notte prima e 20 ore di veglia internazionale poteva crescere la proverbiale erba prima che mi svegliassi di mio, invece alle 6.30 la sveglia suona perché la giornata abbia inizio. Barba, W.C., colazione, dentifricio e via sul pullman (scoprirò domani che non era affatto necessario). Veniamo portati all’inizio di una via crucis su terreni limitrofi alla spianata di Fatima. Luogo frequentati dai tre pastori e infatti denominato “Caminho dos Pastorinhos” (serve traduzione?). Anche qui incontrarono la Santa Vergine e l’Angelo (Los Valinhos). Sui luoghi sono stati eretti un gazebo e un gruppo marmoreo, oltre agli altarini per ogni stazione. Il tracciato si snoda attraverso uliveti, abetaie, betulacee, pinete, campi coltivati, etc. Alle 8.00 il sole già picchia forte. Lungo il percorso si sgrana il rosario ad alta voce e ad ogni stazione, aspettiamo pazienti che i gruppi di pellegrini che ci precedono completino il loro passaggio. Annamaria, la nostra non ufficiale guida spirituale, per nulla intimorita dell’esegesi necessaria e con il beneplacito del nostro sacerdote-pellegrino, eruditamente ci spiega le singole stazioni abbinandole appropriatamente a mali e peccati del nostro quotidiano. E’ la prima volta che partecipato ad una via crucis e resto meravigliato e pensieroso. Stanchi, assetati, ma intimamente ristorati arriviamo in cima. Qui, presso l’ultima stazione, sopra una piccola chiesetta, il “Golgota”. I gruppi sotto le tre croci si rilassano e si fotografiano. Proseguiamo per il villaggio nativo di Lucia , Francesco e Giacinta: Aljustrel, per visitare le loro case native. Molto linde e restaurate il giusto. Vicino, un pozzo luogo di un altra apparizione dell’Angelo a Lucia. Qui incontriamo la sua prozia. Annamaria e la nostra guida ufficiale la conoscono. Una vecchiarella sdentata in vesti tradizionali: gonna, 9 sottogonne, grembiule e foulard, rigorosamente neri e lisi. Un rosario in mano. Testimone silente, sorridente, devotamente accetta di rispondere a domande sulla sua saluta sapendo bene che tutti vogliono sapere di Lucia, ma non chiedono. Non ho il pudore di fotografarla, ma la somiglianza con la famiglia di Lucia è evidente dalle foto appese nelle loro case. Resta impressa nei miei ricordi, come le tantissime vecchiette incontrate nei miei viaggi. Rientriamo per il pranzo e proseguiamo per la visita guidata del Santuario. La Cappellina sulla spianata con una copia della statua della Madonna di Fatima. La chiesa “vecchia” a tre navate con le tombe dei tre pastori, affollata. La “nuova” chiesa a forma di conchiglia con 7.000 posti a sedere, deserta anche con centinaia di pellegrini, offre una sorprendente acustica e ottima visuale. La particolarità dell’altare molto ampio e bello, oltre allo splendido mosaico, giocato su diverse tonalità di oro, è il crocifisso. Visto di fronte rappresenta un uomo dalla corporatura possente, le braccia lunghe e magre e il viso dalla fisionomia indecifrabile. A prima vista non mi piace (l’arte moderna in genere, al contrario dell’architettura, non mi piace). L’intento della scultrice, ci spiegano, era di creare un uomo fusione di tutte le culture e con le braccia allargate oltre la croce in un abbraccio a tutta l’umanità. E per questo il Cristo si stacca dalla croce. Nessuno se ne era accorto. Pende da una corda di acciaio quasi invisibile, e l’effetto staccatura e visibile solo guardando di lato. Continua a non piacermi ma almeno capisco. Dopo cena si torna sulla spianata per il rosario multilingue e la processione-fiaccolata. Migliaia di candele accese anticipano il pienone di domai per il 94° dell’apparizione. Cineprese sparse in tutta la piazza e due maxi schermi trasmettono immagini di palpabile suggestione in diretta mondiale. Cosa fare se non pregare?